Immagine di Kanzi, il bonobo che ha cambiato per sempre la scienza della comunicazione animale grazie all’uso dei lessigrammi e alle sue straordinarie capacità cognitive studiate presso l’ACCI.
Kanzi, il bonobo che ha trasformato la ricerca sulla comunicazione animale, è morto a 44 anni il 18 marzo 2025. Questo straordinario primate ha segnato un momento cruciale nello studio dell’intelligenza dei primati e nella comprensione del linguaggio simbolico. Grazie all’uso dei lessigrammi, Kanzi ha ridefinito il confine tra uomo e animale, mettendo in discussione la presunta esclusiva umana nella capacità comunicativa complessa. La sua storia va oltre la cronaca scientifica: ha ispirato dibattiti su ciò che definisce realmente il linguaggio e l’intelligenza nell’ambito animale, diventando un’icona sia in ambito accademico che popolare.
Kanzi: la rivoluzionaria scoperta nel campo della comunicazione animale
Kanzi: un bonobo eccezionale nel panorama della ricerca sulla cognizione animale. Nato nel 1980 presso il Language Research Center della Georgia State University, è diventato un simbolo della cognizione animale grazie alla sua abilità nell’utilizzo di un sistema di simboli, i lessigrammi, per interagire con gli esseri umani. Sue Savage-Rumbaugh, ricercatrice dell’Ape Conservation and Cognition Initiative (ACCI), ha seguito Kanzi per decenni, dimostrando come la sua capacità comunicativa andasse ben oltre un semplice addestramento.
Le competenze di Kanzi comprendevano la comprensione di oltre 3.000 simboli e l’uso di circa 500 parole in inglese, dimostrando una straordinaria capacità comunicativa. Kanzi era capace di seguire comandi complessi, dimostrando di interpretare frasi con strutture grammaticali articolate e di eseguire azioni senza necessità di ulteriori spiegazioni o premi immediati. Questo comportamento ha aperto nuove prospettive per la ricerca etologica e la psicologia comparata.
L’inizio di una rivoluzione scientifica
Kanzi ha sviluppato spontaneamente la sua capacità di utilizzare i lessigrammi imparando osservando la madre adottiva, Matata. Questa scoperta ha sorpreso i ricercatori, rivelando una predisposizione naturale alla comunicazione simbolica. Non si limitava a riconoscere i simboli: li combinava creativamente per formare frasi nuove.
Celebre è l’episodio in cui definì un ricercatore una “brutta sorpresa”, evidenziando un uso autonomo e persino ironico del linguaggio. In un altro caso, riuscì a cucinare marshmallow dopo aver acceso un fuoco con fiammiferi, dimostrando non solo capacità linguistiche, ma anche problem solving e apprendimento osservativo, il che ha ulteriormente interrogato la nostra comprensione dell’evoluzione cognitiva nei primati.
Oltre il linguaggio: la sfida alle certezze umane
Le straordinarie abilità di Kanzi sfidano l’idea che la comunicazione articolata sia un’esclusiva umana. La sua capacità di comprendere frasi complesse e di rispondere alle emozioni umane, come la tristezza o la gioia, ha ampliato la nostra visione dell’intelligenza animale.
Le sue interazioni quotidiane includevano giochi complessi e collaborazioni con i ricercatori, partecipando a esperimenti cognitivi che richiedevano elevati livelli di astrazione e pensiero logico. Studi condotti presso l’ACCI hanno dimostrato che Kanzi era capace di anticipare il comportamento di altri, un’abilità connessa al concetto di teoria della mente, fino a quel momento ritenuta quasi esclusiva degli esseri umani.
La controversia scientifica riguardante Kanzi e la sua duratura eredità nella comunicazione animale
Non tutti gli scienziati concordano nel considerare Kanzi in grado di “parlare” come gli esseri umani. Alcuni studiosi definiscono la sua comunicazione come avanzata, ma non linguaggio nel senso stretto, poiché mancherebbe della grammatica complessa tipica degli umani.
Kanzi ha abbattuto le barriere tra le specie e ha sollevato interrogativi cruciali sulla vera natura dell’umanità. Come affermato dall’ACCI, Kanzi è stato “il primo grande primate a comprendere l’inglese parlato”, partecipando anche a studi recenti sulla capacità dei bonobo di “leggere” la mente umana e comprendere emozioni complesse. La sua eredità continua a influenzare l’etologia e la ricerca sulla comunicazione interspecie, aprendo la strada a una nuova comprensione della cognizione avanzata nei primati.
Conclusione
La scomparsa di Kanzi crea un profondo vuoto nella comunità scientifica e stimola una nuova visione degli animali. Non era solo un bonobo, ma un ambasciatore di un messaggio potente: l’intelligenza e la comunicazione non sono riservate alla nostra specie.
Le sue scoperte continuano a ispirare ricerche sull’intelligenza dei primati e sul nostro rapporto con il mondo animale. Oggi, Kanzi viene ricordato non solo come soggetto di studio, ma come un individuo capace di cambiamento della narrativa sulla comunicazione animale e sulla costruzione di un reale ponte comunicativo tra umanità e altre specie.