Caroline Herschel prende appunti mentre il fratello William osserva al telescopio il 13 marzo 1781, la notte in cui William scoprì Urano. Crediti: Wikimedia Commons
Mentre scrivevo il mio ultimo libro, Pianeti mancanti, mi sono ritrovato a raccontare di William Herschel, sua sorella Caroline e suo figlio John. Le vicende di questa famiglia sono infatti strettamente collegate alla storia dell’astronomia, e in particolare a quella dei pianeti mancanti: del resto Urano, scoperto per caso da William, è il primo pianeta mai scoperto dopo i cinque visibili a occhio nudo, e ha di colpo raddoppiato le dimensioni del Sistema solare. Quella scoperta avrebbe poi guidato alla caccia a Nettuno, nel secolo successivo, e a quella Planet X nel ‘900.
La scoperta di Urano è avvenuta nel 1781, che sembra lontano, ma a ben vedere è un battito di ciglia nella storia, e sono poche le generazioni che ci separano da quegli eventi. Allora mi sono chiesto: come posso trasmettere la vicinanza temporale di questi avvenimenti? La risposta è venuta da sé: ho cercato un discendente della famiglia Herschel per porgli qualche domanda sull’eredità scientifica della sua famiglia.
Ho contattato l’Herschel Museum of Astronomy, situato a Bath (Regno Unito), proprio nella casa in cui William viveva quando scoprì Urano. La segreteria del museo mi ha subito messo in contatto con Will Herschel-Shorland, uno dei pronipoti di William e curatore dei beni ereditati dalla famiglia. Un vero gentleman inglese, che è stato più che disponibile nel rispondere alle mie domande.
Will Herschel-Shorland, “champion of the archival cause” della famiglia Herschel
Qual è il suo rapporto di parentela con William Herschel?
«Sono un discendente diretto di William Herschel con il lignaggio più antico, ed egli è perciò direttamente il mio bis bis bis bisnonno. Il doppio cognome Herschel-Shorland è una conseguenza del fatto che la generazione di mia nonna era composta di sole figlie (e nessun figlio), ed essendo la figlia più grande mia nonna ha sposato Christopher Shorland. Il cognome è stato messo con il trattino per evitare che si perdesse il materno Herschel».
Nella sua famiglia sentite l’importanza dell’eredità astronomica – e scientifica – di William, Caroline e John Herschel?
«La ricca eredità dei traguardi di William, Caroline e John Herschel è molto apprezzata e rispettata dall’attuale famiglia estesa – che attualmente è davvero molto estesa visto che John ha avuto dodici figli, sette dei quali hanno avuto famiglie a loro volta. Il mio lignaggio è quello più antico tramite William, John, William James, eccetera. I risultati ottenuti dal triumvirato William, Caroline e John sono di grande ispirazione per tutta la famiglia (e lo sono stati per tutte le generazioni che si sono susseguite); questo fatto pone certamente l’asticella molto in alto per le nostre ambizioni. Anche se sappiamo che è impossibile da eguagliare, spesso rifletto a cosa loro avrebbero fatto in alcune situazioni di oggi o per affrontare alcune sfide nel quotidiano (desidererei la loro saggezza!)».
William Herschel, in un dipinto di fine ‘700. Crediti: Wikimedia Commons
Quale pensa sia stata la forza dei tre Herschel?
«I loro risultati sono particolarmente degni di nota per l’ampiezza e la profondità degli sforzi in una pletora di discipline diverse. Alcune sono molto ben note (astronomia, ottica, e musica), e altre meno note, come quelle in cui si cimentò il polimate John, come chimica, matematica, geologia, fotografia e tangenzialmente sociologia e pedagogia, per nominarne alcune. Sono tutte materie il cui interesse perdura attraverso le generazioni fino a oggi».
In cosa consiste la loro eredità materiale?
«Ogni generazione della famiglia, da William in poi, è stata riverente ed entusiasta nel condividere, conservare e archiviare la vastità di materiali di studio che sono stati generati. Questi sono in genere responsabilità del champion of the archival cause, che al momento sono io. Alcuni materiali sono ancora custoditi dalla famiglia, mentre nel corso degli anni altri sono passati nelle mani di alcune istituzioni accademiche come la Royal Astronomical Society e la Royal Society. Abbiamo comunque ancora il privilegio di possedere una certa quantità di materiali d’archivio e alcuni più effimeri, ma che ancora danno una grande ispirazione a noi in quanto famiglia, e ai ricercatori che li consultano per scopi accademici con una certa regolarità».
La camera lucida di John Herschel. Crediti: National Maritime Museum, Greenwich, London, Herschel Collection
Ci sono alcuni oggetti in particolare, fra quelli meno noti, di cui ci può raccontare?
«Non è facile citare solo alcuni oggetti che risaltino rispetto a tutti quelli che sono arrivati fino a oggi, ma ci sono tre favoriti che riflettono la varietà di attività svolte dai nostri illustri avi e li tengono vicini ai nostri cuori. Questi sono la scatola del tabacco di William (attualmente in prestito all’Herschel Museum of Astronomy di Bath), il delicato vestito di mussola di Caroline (anche questo in prestito allo stesso museo) e la fotocamera lucida di John, usata spesso e da lui molto amata. Questi tre oggetti evocano la vista, i suoni e gli odori che riportano i tre vicino a noi, con visioni di William che indulge su un pizzico di tabacco raffinato, Caroline che si aggira con il suo vestito, e John che disegna con la sua fotocamera che usò in tanti viaggi in Europa e in Sudafrica. Ed è così che l’eredità di William, Caroline e John è ancora molto evidente e fornisce quotidianamente alla famiglia una ricca ispirazione sia nei dettagli della vita quotidiana che nel perseguire ambizioni lontane senza confini!».