Ritorna a casa, Crew-9!

👉 Seguici anche sul nostro canale WhatsApp! 🚀 La missione Crew-9 della Nasa con SpaceX, composta dagli astronauti Nick Hague, Butch Wilmore e Suni Williams, insieme al cosmonauta di Roscosmos Aleksandr Gorbunov, si prepara a tornare sulla Terra dopo mesi di intensa attività di ricerca a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss). L’equipaggio ha completato oltre 900 ore di ricerca, partecipando a più di 150 esperimenti scientifici e dimostrazioni tecnologiche.

Ecco alcune tra le indagini più significative condotte sul laboratorio orbitante. Lo studio sulle microalghe Arthrospira C dimostra che queste potrebbero convertire l’anidride carbonica espirata dagli astronauti in ossigeno, oltre a fornire una possibile fonte di cibo fresco per le missioni di lunga durata.

Per preservare la salute fisica degli astronauti, la squadra ha testato l’European Enhanced Exploration Exercise Device (E4D) un dispositivo modulare che combina esercizi di resistenza, ciclismo e canottaggio, utili a contrastare la perdita di massa ossea e muscolare.

La missione ha anche incluso esperimenti su sistemi di recupero dell’acqua, come il Packed Bed Reactor Experiment (Pbre-Wrs), e sulla propagazione delle fiamme in microgravità con il progetto Sofie-Rtdfs, studiando la sicurezza antincendio in ambienti spaziali.

Spazio anche allo studio della sostenibilità con il lancio del satellite LignoSat, sviluppato dall’agenzia spaziale giapponese Jaxa e il primo costruito in legno, come alternativa ecologica ai materiali tradizionali.

La tecnologia robotica è stata protagonista con la dimostrazione Astrobee Reacch, che utilizza bracci robotici per catturare e spostare oggetti, potenzialmente utili per la manutenzione dei satelliti e la rimozione dei detriti spaziali in orbita.

Ancora, gli astronauti hanno condotto esperimenti di astrofisica come Codex (COronal Diagnostic EXperiment), che esamina la formazione del vento solare e i processi di riscaldamento della corona solare attraverso l’uso di un coronografo, e hanno effettuato riparazioni al telescopio Nicer, che raccoglie dati sulle stelle di neutroni.

Con l’esperimento Iss External Microorganisms si è cercato di capire se i microbi possano fuoriuscire dalla stazione e sopravvivere nello spazio, con possibili implicazioni per la protezione planetaria durante future missioni su Luna e Marte. Uno sguardo dall’alto anche alla Terra, attraverso il progetto Crew Earth Observations, per il quale sono state catturate migliaia di immagini per monitorare i cambiamenti ambientali sul pianeta, tra cui incendi, alluvioni e crescita urbana.

La missione Crew-9 ha rappresentato un passo cruciale nella ricerca scientifica e tecnologica a bordo della Iss, con potenziali ricadute sia per le missioni future verso la Luna, Marte e oltre, che per la vita sulla Terra. E segna un altro passo avanti nell’esplorazione spaziale, aprendo nuove possibilità per le missioni di lunga durata oltre l’orbita terrestre.

Questa cornice scientifica è stata una doppia prova per Butch Wilmore e Suni Williams, giunti sulla Iss lo scorso 6 giugno. A causa dei problemi tecnici riscontrati durante il viaggio di andata, la Nasa aveva ritenuto la capsula Starliner di Boeing non abbastanza sicura per il rientro. I due astronauti, partiti per un viaggio di otto giorni, vi sono rimasti per più di otto mesi, approfittando di questo lungo soggiorno per portare a termine la ricerca scientifica.

In apertura: l’astronauta Suni Williams con la dimostrazione Astrobee Reacch, che utilizza bracci robotici per catturare e spostare oggetti, potenzialmente utili per la manutenzione dei satelliti e la rimozione dei detriti spaziali in orbita. Crediti: Nasa.


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