Lo strato di ozono sopra l’Antartide, danneggiato dall’inquinamento atmosferico decenni fa, fortunatamente si è ripreso negli ultimi anni. Gli scienziati hanno osservato un graduale ripristino dell’ozono dagli anni 2000, ma ora, uno studio conferma che questa tendenza positiva è il risultato della riduzione dei prodotti chimici che distruggono l’ozono nell’atmosfera. Lo studio, recentemente pubblicato su Nature, rivela un punto luminoso nell’attuale panorama climatico. Testando simulazioni basate su diversi fattori climatici, i ricercatori hanno apparentemente confermato che gli sforzi per limitare l’emissione di clorofluorocarburi (CFC) — sostanze chimiche che contengono carbonio, cloro e fluoro — sono la ragione principale per cui il recupero dell’ozono sta avendo un successo continuo.
Un Buco nel Cielo
L’ozono, un gas composto da tre atomi di ossigeno, si verifica naturalmente nell’atmosfera superiore della Terra (stratosfera) e nell’atmosfera inferiore (troposfera). Nella stratosfera, forma uno strato protettivo a circa 10-50 chilometri sopra la superficie terrestre, schermandola parzialmente dalle dannose radiazioni ultraviolette solari; quando esposti a un eccesso di radiazioni UV, gli esseri umani possono sviluppare scottature solari o, peggio, cancro della pelle.
Tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, tutti gli occhi erano puntati sullo strato di ozono. Utilizzando misurazioni satellitari, gli scienziati si resero conto che la perdita di ozono sopra l’Antartide stava aumentando a un ritmo preoccupante, avendo creato un buco nello strato. Il colpevole di questo danno, scoprirono, erano i CFC, comunemente usati negli spray aerosol e nei refrigeranti dopo il loro sviluppo intorno agli anni ’30. Sebbene non dannosi nell’atmosfera inferiore, una volta che i CFC raggiungono la stratosfera e iniziano a decomporsi, devastano lo strato di ozono rilasciando cloro. A causa delle temperature più fredde e dell’isolamento dalle medie latitudini da parte del vortice polare (un forte sistema di venti vicino alle regioni polari della Terra), l’atmosfera sopra l’Antartide è particolarmente vulnerabile alla rapida distruzione dell’ozono dovuta all’accumulo di cloro.
Trovare l’Impronta Giusta
Ricerche recenti, tuttavia, hanno fornito un barlume di speranza per il futuro dello strato di ozono. La spinta a ridurre le emissioni di CFC ha mostrato enormi progressi sin dall’inizio del Protocollo di Montreal, un trattato globale del 1986 emanato per eliminare gradualmente le sostanze che distruggono l’ozono. Le osservazioni del recupero dell’ozono sono state principalmente qualitative. Il nuovo studio, invece, ha adottato un approccio quantitativo alle osservazioni dello strato di ozono, con un particolare focus su una tecnica chiamata fingerprinting. Negli studi climatici, il fingerprinting separa l’influenza di specifici fattori climatici dalle condizioni meteorologiche naturali.
I ricercatori hanno prima creato simulazioni dell’atmosfera terrestre che presentavano più mondi paralleli, ciascuno con la stessa atmosfera globale ma con condizioni iniziali diverse. Una simulazione, ad esempio, si concentrava su condizioni senza aumento dei gas serra o delle sostanze che distruggono l’ozono. Un cambiamento nello strato di ozono qui, di conseguenza, sarebbe stato causato dalla variabilità meteorologica naturale.
Confrontando queste diverse simulazioni e mappando i tempi e le altitudini in cui l’ozono si è ripreso di mese in mese, i ricercatori hanno individuato un’impronta, o un modello di recupero dell’ozono che risultava dalle condizioni di riduzione delle sostanze che distruggono l’ozono.
Speranza per il Futuro
I ricercatori hanno poi osservato questa impronta attraverso il quadro delle osservazioni satellitari del buco dell’ozono antartico dal 2005 ad oggi. L’impronta ha iniziato ad allinearsi con i modelli satellitari registrati nel corso degli anni, portandoli a concludere con il 95% di fiducia che il recupero dell’ozono è il risultato della riduzione delle sostanze che distruggono l’ozono piuttosto che dei cambiamenti meteorologici legati al vortice polare o a El Niño/La Niña. Se lo strato di ozono continua a guarire a questo ritmo, potrebbe eventualmente rimanere completamente intatto, chiudendo il buco. I ricercatori propongono che la distruzione del buco dell’ozono potrebbe potenzialmente rallentare fino a fermarsi intorno al 2035. Una tendenza così positiva potrebbe ulteriormente incoraggiare gli scienziati nella lotta contro il cambiamento climatico, sapendo che i problemi ambientali possono essere risolti nei decenni a venire.