Effetti della vita nello spazio: astronauti tornati sulla Terra più vecchi

Questa immagine mostra gli astronauti della NASA Suni Williams e Butch Wilmore prima del loro lancio il 5 giugno 2024, pronti per un’importantissima missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). I due astronauti sono stati esposti agli effetti della microgravità e delle radiazioni spaziali, che hanno avuto un impatto significativo sulla loro salute fisica e mentale durante i nove mesi di permanenza nello spazio.

Quando gli astronauti Barry Wilmore e Sunita Williams sono partiti per una missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel giugno del 2024, il loro programma prevedeva un soggiorno di una settimana nello spazio. Tuttavia, problemi tecnici hanno prolungato la loro missione a nove mesi, offrendo agli scienziati una rara opportunità di analizzare gli effetti della vita nello spazio sul corpo umano per un periodo significativamente più lungo. Questo imprevisto ha offerto agli scienziati l’opportunità di studiare gli effetti della vita nello spazio sul corpo umano per un periodo più lungo del previsto. La microgravità e l’esposizione alle radiazioni spaziali hanno avuto impatti significativi sulla loro salute fisica e mentale, provocando importanti modifiche nella loro fisiologia. In questo articolo, esploreremo gli effetti più comuni di queste condizioni, supportandoci con studi e dati recenti.

Impatti della microgravità sulla salute degli astronauti
Durante la loro lunga permanenza nello spazio, Wilmore e Williams hanno vissuto in un ambiente a microgravità, una condizione che influisce notevolmente sulla salute fisica degli astronauti. La microgravità riduce l’attività di muscoli e ossa, incidendo anche sulla circolazione sanguigna e sull’equilibrio.

Perdita di massa muscolare e densità ossea
Uno degli effetti più evidenti della microgravità è la perdita di massa muscolare e densità ossea. Senza la forza di gravità a sostenere il peso corporeo, muscoli e ossa si indeboliscono. La NASA ha rilevato che senza sollecitazioni gravitazionali, gli astronauti rischiano di perdere fino all’1,5% di densità minerale ossea ogni mese. Allo stesso modo, i muscoli atrofizzano senza l’azione della gravità, un fenomeno che può compromettere la forza anche al ritorno sulla Terra.

Cambiamenti cardiovascolari e circolatori
Un altro cambiamento significativo riguarda la circolazione sanguigna. In microgravità, il sangue tende a concentrarsi nella parte superiore del corpo, causando un accumulo di fluidi che può modificare la struttura degli occhi e influenzare il cervello. Inoltre, la mancanza di gravità altera la distribuzione dei liquidi nel corpo, aumentando il rischio di calcoli renali e problemi legati alla disidratazione.

Radiazioni spaziali: rischi e impatti sulla salute degli astronauti
Oltre agli effetti della microgravità, la lunga permanenza nello spazio espone gli astronauti alle radiazioni spaziali. Queste radiazioni provengono principalmente da tre fonti: particelle intrappolate nel campo magnetico terrestre, brillamenti solari e raggi cosmici galattici. La NASA ha monitorato costantemente il livello di esposizione di Wilmore e Williams durante la loro missione.

Rischi da radiazione: un’esposizione prolungata
Gli astronauti sono esposti a livelli di radiazioni spaziali superiori rispetto a quelli sulla Terra. Durante un soggiorno di sei mesi sulla ISS, la dose media di radiazioni varia tra 80 mSv e 160 mSv, equivalente a più radiografie al torace. L’esposizione prolungata aumenta significativamente il rischio di malattie, come il cancro e malattie degenerative, e può danneggiare il sistema nervoso centrale. In particolare, un’esposizione prolungata può compromettere il sistema immunitario e accelerare l’invecchiamento cellulare.

Prevenzione e protezione dalle radiazioni
Per proteggere gli astronauti, la NASA ha adottato misure preventive, come schermature protettive e tecniche per ridurre l’esposizione alle radiazioni. Tuttavia, la protezione dalle radiazioni spaziali non può mai essere totale. Le future missioni, comprese quelle verso Marte, dovranno affrontare il problema della radiazione spaziale in modo più efficace.

Riflessioni finali sui rischi della vita spaziale per gli astronauti
La missione spaziale di Barry Wilmore e Sunita Williams ha messo in luce non solo il coraggio e la preparazione degli astronauti, ma anche i rischi legati alla microgravità e alle radiazioni spaziali. Le loro esperienze forniscono preziose informazioni per le future missioni a lungo termine, come quelle dirette verso Marte. Sebbene la NASA stia sviluppando contromisure per mitigare i rischi fisici, gli effetti della vita nello spazio rimangono inevitabili e richiedono una continua ricerca per garantire la sicurezza degli astronauti. Le preziose scoperte della missione spaziale ci permettono di comprendere più a fondo come il corpo umano reagisce all’ambiente spaziale e le migliori strategie per proteggerlo in futuro.

Per saperne di più leggi l’approfondimento della NASA sul comportamento del corpo umano nello spazio.


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