👉 Seguici anche sul nostro canale WhatsApp! 🚀 Nel maggio dello scorso anno il Sole si è fatto ‘sentire’, trovandosi al picco del suo ciclo undecennale di attività. Le conseguenze più evidenti di questo suo fervore sono state le spettacolari aurore visibili persino in Italia, per la felicità di una vasta platea di appassionati e astrofotografi; tuttavia, la nostra stella ha lasciato anche tracce visibili solo a sguardi satellitari e di grande interesse per gli studi relativi allo space weather.
Le tracce in questione sono due fasce di particelle altamente energetiche che per alcuni mesi hanno circondato la Terra e che sono state individuate per un caso fortuito da Cirbe (Colorado Inner Radiation Belt Experiment), un cubesat della Nasa. I risultati di queste osservazioni sono stati pubblicati in un nuovo studio di Journal of Geophysical Research: Space Physics.
Le due strutture si sono formate tra le due Fasce di Van Allen, aree composte da un mix di elettroni e protoni ad alta energia intrappolati dal campo magnetico terrestre; le particelle delle Fasce di Van Allen possono essere nocive per i satelliti e gli astronauti, quindi le dinamiche di queste zone sono accuratamente monitorate per mitigarne i rischi. La scoperta delle due nuove fasce ha permesso di aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza di questo ambiente così complesso ed è ritenuta di grande rilievo per la tutela dei satelliti geostazionari che, prima di raggiungere la loro destinazione definitiva, devono viaggiare all’interno delle Fasce di Van Allen.
La formazione di nuove fasce, costituite essenzialmente di elettroni e della durata di poche settimane, è una conseguenza delle tempeste solari di forte intensità e in passato ne sono state individuate altre. Tuttavia, le due nuove fasce presentano una particolarità che le rende un unicum: la fascia più interna contiene anche protoni ad alta energia. La composizione ha inciso anche sulla durata di queste strutture: la fascia costituita maggiormente da elettroni ha avuto una durata di oltre tre mesi, mentre quella in cui predominano i protoni potrebbe essere ancora presente.
Il cubesat Cirbe, grande quanto una scatola di scarpe, è stato attivo da aprile 2023 a ottobre 2024 e aveva a bordo Reptile2, una versione aggiornata e miniaturizzata di uno strumento che la Nasa aveva installato a bordo delle due sonde gemelle Van Allen; la coppia, nel 2013, aveva scoperto per la prima volta l’esistenza di fasce effimere di elettroni.
Dopo circa un anno nello spazio e proprio nel momento in cui si stava scatenando la tempesta solare di maggio 2024, il cubesat Cirbe aveva subito un’anomalia che lo ha tenuto in stand by per circa tre mesi. Gli scienziati si erano oramai rassegnati a non poter disporre di un’importante messe di informazioni sull’attività solare quando, a luglio 2024, Cirbe si è risvegliato all’improvviso, acquisendo dati di fondamentale importanza sulle due nuove fasce.
Cirbe, che aveva subito un forte decadimento dell’orbita a causa della tempesta solare, è stato deorbitato a ottobre 2024, ma il suo contributo è stato di grande valore e ha confermato il ruolo di primo piano rivestito dai cubesat in vari filoni di ricerca.
In alto: la Terra e le fasce di Van Allen. Le due nuove fasce scoperte da Cirbe sono indicate in viola (Crediti: Nasa/Goddard Space Flight Center/Kristen Perrin)