Il titolo tradotto in italiano è: “Il Webb della NASA rivela le antiche superfici degli oggetti trans-nettuniani – Telescopio Spaziale James Webb

Gli oggetti ‌trans-nettuniani (TNO) sono corpi ‍ghiacciati che variano in dimensioni⁢ da⁤ Plutone ⁣ed⁢ Eris (pianeti nani con diametri di circa 2.400 chilometri) fino ⁣a decine di chilometri (Arrokoth) e anche più piccoli. I TNO si trovano su orbite comparabili in dimensioni, o anche molto più ⁣grandi, di quella di Nettuno. L’esistenza dei TNO fu postulata da Kenneth Edgeworth e successivamente ⁤da Gerard ‍Kuiper negli ‌anni ’50; la regione dello spazio occupata dai TNO è solitamente chiamata Fascia di Kuiper, ⁣e i TNO stessi sono talvolta chiamati oggetti della Fascia di Kuiper (KBO). Le orbite dei TNO⁢ sono estremamente diverse ma rientrano in gruppi che riflettono la migrazione verso l’esterno di Urano e Nettuno all’inizio della storia della formazione del sistema⁣ solare.‍ In quanto tali, i TNO detengono le chiavi per comprendere quella storia antica. Tuttavia, è stato necessario il telescopio spaziale James Webb della⁤ NASA e la sua capacità senza pari⁣ di studiare i materiali sulle superfici dei TNO per iniziare a comprendere appieno cosa possono ‌dirci sulle nostre origini.

Immagini degli oggetti ⁢trans-nettuniani (TNO)​ Plutone [a sinistra] e Arrokoth [a destra], i principali obiettivi‍ del flyby della sonda New Horizons della NASA nel​ 2015 e 2019. Il telescopio ​spaziale⁣ James Webb della NASA ⁢è in grado di ottenere osservazioni per studi approfonditi di ⁣una vasta gamma di ​TNO ⁢che sia completano, ​sia vanno oltre ciò che è stato appreso da New Horizons. (Crediti immagine: NASA/SwRI/JHU-APL)

Plutone è stato il primo TNO scoperto, nel 1930 da Clyde Tombaugh all’Osservatorio Lowell. Solo⁤ nel 1992 è stato‍ scoperto il secondo TNO (1992 QB1, ora chiamato Albion), da Dave Jewitt all’Università della California, Los Angeles, e Jane ⁢Luu al Massachusetts Institute of Technology. Ora sono stati‍ identificati oltre 5.000 TNO. Le orbite dei TNO rivelano un’“architettura” che registra la storia‍ di come le‌ orbite di Giove, Saturno,⁣ Urano e Nettuno si sono evolute all’inizio della storia‍ del sistema solare.⁣ I modelli al computer‌ indicano che mentre⁤ Urano e Nettuno migravano ‌verso l’esterno nel disco primordiale dei TNO, espellevano molti oggetti e guidavano i TNO rimanenti sulle‌ orbite che ‌vediamo‌ oggi. Queste orbite​ attuali sono classificate in base alle loro distanze orbitali, eccentricità (ellitticità dell’orbita) e⁤ inclinazione (inclinazione rispetto al piano in cui orbitano ⁤i pianeti). Di particolare interesse sono gli oggetti su orbite classiche dinamicamente “fredde”, con inclinazione ed⁢ eccentricità molto basse. I modelli al computer indicano che questi⁢ oggetti classici freddi occupano ancora le⁢ loro orbite primordiali e rappresentano quindi un residuo indisturbato del disco protoplanetario originale. Questi TNO rappresentano ⁢veramente i blocchi costitutivi incontaminati dei pianeti, e uno di essi, Arrokoth, è stato visitato e studiato da vicino dalla ⁢sonda New Horizons nel gennaio 2019.

Dei TNO le cui​ orbite ​sono state perturbate durante⁢ la migrazione dei pianeti giganti, è difficile risalire al luogo in cui ⁤si ‍sono formati. Tuttavia, è solo studiando la composizione dei singoli TNO che ‌possiamo sperare di mappare la ‍composizione del disco esterno ‌primordiale. I TNO si trovano‌ su orbite molto distanti‌ dal Sole e sono molto ⁣freddi, sotto i meno 170 gradi Celsius, quindi le loro superfici potrebbero fornire informazioni sulla​ composizione originale dei planetesimi all’interno del disco. Webb​ è il primo osservatorio in grado di fornire informazioni compositive dettagliate sui‍ TNO tipici⁤ (con diametri inferiori a circa‌ 800 chilometri)⁤ grazie al suo grande specchio primario⁢ e agli strumenti altamente sensibili. In particolare, lo spettrografo nel ⁢vicino​ infrarosso (NIRSpec) ha rivelato per⁣ la prima volta ‍le composizioni⁤ dei ​TNO in ​dettaglio squisito.

Spettri per le tre classi spettrali di TNO identificate per⁤ la prima volta‍ utilizzando i dati del telescopio spaziale James Webb​ della NASA. La linea solida pesante ​in ciascun pannello è la media di oltre una​ dozzina ⁢di⁤ spettri di TNO all’interno di ciascuna classe. Le ‌caratteristiche prominenti in ciascuno spettro sono​ evidenziate⁤ e/o etichettate con il nome della molecola o della ​classe di materiali⁤ responsabili dell’assorbimento a quelle lunghezze d’onda. Crediti: Adattato ​da Pinilla-Alonso et al. 2024.

Il NIRSpec di Webb divide ‌la luce a lunghezze d’onda tra circa 1 e 5​ micron in⁢ centinaia ⁢o migliaia di colori individuali.⁤ La luminosità relativa di quei⁤ colori in funzione della lunghezza d’onda è uno spettro. Materiali diversi mostrano spettri ⁤diversi che aiutano a identificare la composizione‌ dell’oggetto osservato. Poiché i TNO si sono formati nelle fredde porzioni esterne ⁣del disco protoplanetario, si è a lungo ipotizzato che avrebbero superfici dominate da ghiacci di molecole che sono gas⁢ o liquidi sulla superficie ⁢terrestre, ad esempio acqua (H2O), anidride carbonica (CO2), azoto (N2) e metano (CH4), ‌tra gli⁣ altri.⁤ Inoltre, la radiazione del Sole e dall’esterno del sistema solare altera la chimica, creando nuove molecole di idrocarburi (organiche) più complesse come il metanolo⁤ (CH3OH), l’acetilene⁣ (C2H2) e l’etano (C2H6). I dati di Webb hanno confermato questo, ma in modi inaspettati e con dettagli senza‌ precedenti.

Nei primi‍ due anni‍ di ⁤operazioni scientifiche, Webb ha ottenuto spettri di alta qualità⁣ di oltre 75 TNO e ha fornito il primo sguardo completo a ciò di cui sono fatti, inclusi quasi 60 oggetti dal grande programma del Ciclo 1 chiamato “DiSCo-TNOs” (ID programma #2418, ​PI: Noemí Pinilla-Alonso). Il risultato principale del grande set di dati del‌ programma DiSCo-TNOs è l’identificazione di tre ⁢classi spettrali, che⁤ è la ​prima evidenza di composizioni superficiali distinte, completamente inaspettata rispetto agli studi precedenti. Queste classificazioni sono denominate in ‌base⁣ alla forma spettrale nella regione‍ da 2,5 a 4 micron, con la banda più profonda centrata a 3,0 micron generata da molecole che contengono un legame ossigeno-idrogeno, come ​l’acqua. Gli ​spettri di tipo Bowl sono dominati dalle caratteristiche⁤ di assorbimento del ghiaccio d’acqua, con un po’ di ghiaccio di anidride carbonica e indicazioni di polvere⁤ ricca di silicati. Gli spettri⁣ Double-dip​ hanno caratteristiche ⁣di assorbimento dovute a molecole organiche complesse, ghiacci di ⁢anidride carbonica e monossido di carbonio. Gli spettri Cliff hanno materiali ⁤organici ancora più complessi e anidride carbonica⁢ rispetto ai Double-dip, e includono anche caratteristiche dovute al CH3OH. Gli spettri Double-dip indicano ghiaccio​ di anidride carbonica⁤ molto abbondante e puro, come evidenziato dai due picchi​ di riflettanza (mai osservati al ‍di fuori di un laboratorio) che delimitano la banda di 4,27 micron. I tre tipi spettrali sono anche distinti nel loro colore alle lunghezze d’onda visibili più corte, con i ‍Bowl meno rossi, i Double-dip intermedi e i Cliff i⁣ più rossi.

Il team DiSCo-TNOs ipotizza in Pinilla-Alonso et al. (2024) che questi diversi tipi spettrali siano ‍il risultato​ di temperature più elevate più vicine al Sole e temperature più fredde più lontano. In‍ particolare, i tipi Bowl si sono formati più‌ vicino al Sole e sono ⁤stati soggetti a temperature più elevate che hanno essenzialmente eliminato l’anidride carbonica‌ e‌ il metano.⁤ Questi composti erano più stabili sui Double-dip e sui Cliff, che si sono formati più lontano. Un indizio importante che porta a questa ipotesi è che tutti gli oggetti su orbite classiche fredde indisturbate sono ⁣Cliff. I TNO su altre orbite includono ​oggetti di tutti e tre i tipi compositivi, come ​ci si aspetterebbe a causa del rimescolamento dinamico mentre Nettuno migrava verso l’esterno, come descritto sopra.

Guardando avanti, Webb continua a portare avanti un robusto programma di osservazioni⁣ dei TNO ogni anno, con nuovi ed ‌entusiasmanti programmi ‍selezionati ​dalla comunità per l’esecuzione. Il Ciclo ⁢3‍ vedrà l’imaging e⁢ la ⁤spettroscopia di una manciata di TNO e dei loro satelliti, comprese‌ le prime osservazioni spettrali in assoluto⁤ dei TNO “estremi”, con orbite che‌ li portano ben oltre nello spazio interstellare. Un altro programma mira a tornare ‌ai bersagli osservati nel primo anno di operazioni‍ scientifiche per ottenere⁢ uno sguardo ancora più dettagliato ai materiali ⁣che hanno portato‍ alla formazione dei TNO nella nebulosa protosolare.⁢ Altri due programmi si concentrano sull’imaging e sulla spettroscopia dei sistemi binari di TNO per comprendere meglio le origini dei satelliti dei TNO, sia tramite impatti giganti che co-formazione tramite collasso gravitazionale. Chissà quali nuove idee ed entusiasmanti ‍scoperte porterà il prossimo ‌anno?


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