Come i microbi terrestri possono aiutare gli astronauti ad adattarsi a missioni spaziali di lunga durata

Quattro astronauti sulla ‍Stazione Spaziale Internazionale — ⁢in senso orario dal basso a sinistra, ‍Nick Hague, Suni Williams,‌ Butch Wilmore e‌ Don ‍Pettit — quando hanno​ inviato un​ messaggio di ringraziamento alla Terra il 26 novembre 2024. (Credito immagine: NASA) Gli ⁢astronauti che vivono in habitat spaziali isolati e sterilizzati per lunghi periodi di tempo potrebbero mantenersi più sani se esposti a una maggiore varietà ⁤di microbi provenienti dalla Terra,⁣ secondo un nuovo⁤ studio. “Gli ambienti⁢ sterili non sono ⁢in realtà gli​ ambienti più sicuri,”​ ha ⁣detto Rob​ Knight, professore all’Università della ⁤California, San⁣ Diego. ⁤“L’esposizione ‍ai ⁣microbi benefici nell’ambiente è importante per mantenere la​ salute — questo non è sorprendente perché, come esseri⁢ umani, abbiamo coevoluto con⁢ quei microbi ambientali per milioni di anni.” Gli astronauti a bordo​ della Stazione​ Spaziale Internazionale‌ (ISS) affrontano stress unici ⁣che influenzano ‌le loro⁤ funzioni corporee. Questi includono l’esposizione alla microgravità e alle radiazioni che ⁤influenzano le loro ⁣risposte immunitarie; un corpo umano con un sistema immunitario ​sano ⁣deve ⁢lavorare di più nello spazio ​per superare la stessa infezione che ⁤sarebbe relativamente più⁤ facile combattere sulla Terra, secondo la ricerca della NASA.⁣ Studi precedenti hanno attribuito⁤ condizioni⁢ mediche persistenti riportate dagli‌ astronauti sulla ISS, come ⁤eruzioni cutanee,⁢ herpes ‌labiale e alcune allergie atipiche, ai loro sistemi immunitari alterati. Con ‌questo in mente, un nuovo studio prodotto da Knight e dai ‍suoi colleghi suggerisce che è possibile potenziare ⁣i sistemi ​immunitari degli astronauti e la‍ loro salute generale — senza​ compromettere la loro igiene ​— introducendo intenzionalmente comunità ‌diverse di microbi provenienti dal suolo e dall’acqua che hanno ⁤convissuto‍ con gli esseri umani per millenni. I ⁤risultati del team si basano su un’analisi ⁤di 803 campioni ⁢di⁢ superficie prelevati nella parte statunitense della ISS, risultando nel più grande dataset⁤ che illustra ‍il paesaggio microbico e chimico dell’habitat. I risultati hanno​ mostrato che la presenza di comunità ⁢microbiche era in gran parte specifica ai loro ambienti; ad esempio, i microbi provenienti dal cibo erano prevalenti nelle aree di‍ ristorazione e stoccaggio degli alimenti, mentre i microbi associati alle feci erano più abbondanti nel ‍Compartimento dei Rifiuti e ‍dell’Igiene, alias il bagno spaziale. ‌Confrontando quei campioni con migliaia di campioni raccolti qui sulla Terra, è stata mostrata⁣ l’ubiquità di sostanze chimiche in tutta la ISS provenienti da prodotti per la pulizia e disinfettanti, simili a spazi isolati ⁣e industrializzati sul nostro pianeta come ‍ospedali e case urbane. Nel complesso, il sondaggio riflette una perdita di diversità microbica⁤ sulla⁢ ISS altamente‍ sterilizzata, il‍ che ⁢è una preoccupazione notevole e rende la​ stazione subottimale nel supportare le funzioni immunitarie degli astronauti. ‌“Speriamo che ‍l’impatto di ‍questa ⁢ricerca sia quello di guidare studi futuri che mantengano gli astronauti sani durante i viaggi spaziali prolungati e nella colonizzazione dello spazio,” ha detto Knight. Prima di ⁢introdurre⁤ nuovi microbi nell’ambiente della ISS — come quelli⁢ provenienti dal suolo‌ e dall’acqua della Terra — gli‌ scienziati ​devono valutare se i microbi che sono tipicamente innocui per la salute umana potrebbero diventare⁤ dannosi nello spazio. Questo potenziale ⁤rischio⁣ può‌ derivare dalla ridotta diversità microbica o dai tassi di mutazione‌ aumentati innescati ⁢dalle ​radiazioni,⁣ ha⁤ osservato Knight: “Questi fattori⁤ possono⁣ essere testati sulla Terra prima⁣ di procedere a costosi esperimenti spaziali.” Lo studio ⁤è⁣ stato pubblicato mercoledì (27 febbraio) sulla rivista Cell.


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