Certo! Il titolo tradotto in italiano è: “Così la Terra ha perso alcuni suoi elementi

Una‌ delle ipotesi formulate‌ dagli scienziati per spiegare l’origine della materia di cui è⁣ fatta ⁣la Terra sostiene ⁢che la maggior parte dei mattoni per la sua costruzione provenga dalla ​regione ​interna della nebulosa solare‌ – il ⁢disco ‍di gas⁤ e polveri ⁢da cui il Sistema ⁣solare interno ha avuto origine. Secondo questo modello, circa 4.5 miliardi ‌di anni fa i pianeti rocciosi ⁣si sarebbero formati per accrescimento⁣ degli embrioni planetari –⁤ i cosiddetti planetesimi – presenti nel Sistema solare interno. Un’ulteriore ipotesi sostiene che ⁤a quell’epoca⁣ un contributo sostanziale ​all’inventario ⁣degli elementi ⁣chimici che oggi possiede il nostro pianeta lo avrebbero dato le⁢ meteoriti ferrose, o meglio, ⁣il corpo progenitore di questi oggetti celesti. Composte prevalentemente da una lega di ferro e nichel,⁤ secondo gli scienziati ⁢queste meteoriti sono i ⁤resti dei nuclei​ metallici⁣ dei primi semi planetari formatisi nel Sistema ‌solare interno. ⁤Insomma, sarebbero delle vere e proprie capsule del tempo, in grado ⁣di​ fornirci un’istantanea della composizione chimica della Terra miliardi di anni fa.

Sebbene‍ le ⁣firme isotopiche di molti elementi​ lo ⁣confermino, nel considerare le meteoriti ferrose ‌come corpi progenitori della Terra⁣ primordiale c’è ⁣tuttavia​ qualcosa che non torna. Questo qualcosa ha a che fare‍ con gli elementi chimici moderatamente volatili presenti nei due corpi: ‌le loro​ quantità sono abbondanti ‍nelle meteoriti, ma ridotte⁢ sulla Terra. Come spiegare tutto ciò? A cosa può essere⁣ dovuta la deplezione di questi elementi⁤ nel nostro ⁤pianeta? Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Arizona State University in collaborazione con‌ ricercatori del Caltech, della Rice ⁢University⁢ e del Mit‌ pare ora aver trovato una risposta a ⁣questa⁤ domanda: la loro perdita sarebbe la‌ conseguenza ‌di collisioni​ tra ​planetesimi.

Gli elementi moderatamente volatili sono elementi la⁢ cui volatilità – la proprietà chimico-fisica che ​descrive la facilità con cui un solido o un liquido, rispettivamente, sublima o vaporizza – è a metà strada‍ tra quella dello zolfo e ⁢quella di elementi come ⁣silicio, magnesio e ferro. Rame e zinco ne sono un tipico esempio. Questi elementi svolgono un ruolo cruciale nella chimica ‍planetaria, spesso​ accompagnando ingredienti essenziali per⁢ la vita come acqua, carbonio e azoto. Comprendere la loro origine fornisce dunque indizi sul perché la ⁣Terra sia diventata ‍il mondo abitabile che conosciamo. Finora⁤ gli scienziati hanno creduto che il nostro pianeta disponesse di​ piccole quantità di questi elementi per due ragioni alternative: ⁣o perché non si sono mai ⁣completamente condensati nella⁤ nebulosa solare; o perché erano sfuggiti durante la differenziazione dei planetesimi‍ che hanno formato ⁢la ‍Terra.

I risultati del nuovo studio, pubblicati la settimana scorsa⁤ su ‍Science Advances, raccontano una ⁢storia diversa. Una storia secondo cui molti dei⁢ primi planetesimi hanno invece mantenuto i loro elementi chimici moderatamente ​volatili. I pianeti rocciosi del Sistema solare, come la Terra ⁢e Marte, li avrebbero persi successivamente. «Abbiamo trovato prove che i planetesimi di prima generazione nel Sistema solare interno erano inaspettatamente ricchi di questi elementi», spiega Damanveer Grewal, ricercatore alla​ Arizona State University, negli Usa, e primo ⁣autore dello studio.‌ «Questa scoperta ⁣rimodella ⁤la nostra comprensione di come i pianeti abbiano acquisito i loro ‍ingredienti».

Utilizzando le meteoriti ferrose come modello per ricostruire le composizioni chimiche dei ‍primi planetesimi formatisi nel Sistema ‌solare interno, i ricercatori ​hanno infatti trovato ‌che molti di questi embrioni planetari hanno mantenuto abbondanti quantità di ‍elementi moderatamente volatili anche dopo la differenziazione, dimostrando che si sono‍ accresciuti dalla‌ nebulosa solare preservando​ questi elementi anche in fasi successive del ‍processo di formazione planetaria. Ciò‌ suggerisce che i‍ progenitori della Terra e di Marte ⁣non erano impoveriti⁣ di questi elementi ⁤già in partenza. Piuttosto, la loro perdita si sarebbe⁢ verificata nel ⁢corso dell’evoluzione, in seguito alla prolungata storia di collisioni tra i planetesimi, sottolineano i ricercatori.⁤ «Questo lavoro di ricerca ridefinisce la nostra comprensione circa ‍l’evoluzione chimica ⁤dei‍ pianeti», conclude Grewal. «Lo studio dimostra che i mattoni della⁢ Terra e di​ Marte erano ‌originariamente ricchi di ‌questi elementi essenziali ‍per la vita, ma ⁢intense collisioni durante ⁤la⁤ crescita‌ planetaria ne hanno causato l’impoverimento».


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