Plutone e la cattura di Caronte

Immagine⁤ composita di Plutone (in basso a‍ destra) e Caronte (in alto ⁢a sinistra), ripresa dalla sonda New​ Horizons della Nasa durante il suo passaggio nel sistema di Plutone il 14 luglio 2015. Crediti: Nasa/Jhuapl/SwRI

Miliardi​ di anni fa, nelle gelide ‍regioni esterne del Sistema solare, due mondi ghiacciati si ⁣scontrarono. Invece di ⁢distruggersi l’un l’altro in una catastrofe cosmica, ruotarono insieme come ⁤un pupazzo di neve ⁤celeste, separandosi ⁤infine ⁢ma rimanendo per sempre ​legati dalla gravità. È così che hanno avuto origine⁢ Plutone e la sua luna più grande, Caronte, secondo un nuovo studio dell’Università dell’Arizona che sfida decenni di ipotesi scientifiche.

Lo studio in questione ha rivelato questo inaspettato meccanismo di “bacio e cattura”,⁤ che potrebbe aiutare gli scienziati a capire meglio come si formano ed evolvono​ i corpi planetari. Considerando un⁤ aspetto che gli⁢ scienziati planetari avevano trascurato per decenni – la forza strutturale dei mondi freddi e​ ghiacciati – i ricercatori hanno scoperto un tipo di collisione cosmica completamente nuovo. I risultati dello studio sono ​stati pubblicati sulla rivista ⁤Nature Geoscience.

Per ‍decenni, gli scienziati hanno teorizzato che la luna insolitamente grande di ⁣Plutone, Caronte, si⁣ fosse formata attraverso un processo simile a quello terrestre: una collisione massiccia ⁤seguita dallo stiramento e dalla deformazione di corpi assimilabili a fluidi. Questo modello ha funzionato bene per ⁢il sistema‌ Terra-Luna, dove l’intenso calore e le maggiori masse coinvolte hanno fatto sì che​ i corpi in collisione si comportassero più‌ come fluidi. Tuttavia, quando‌ è⁢ stato applicato al sistema Plutone-Caronte, più piccolo e più freddo, questo approccio ha trascurato un fattore cruciale: l’integrità strutturale della roccia e del ghiaccio. «Plutone e Caronte sono diversi: sono⁣ più piccoli, più freddi e⁢ fatti principalmente di roccia e ghiaccio. Quando abbiamo ⁢tenuto conto della forza effettiva ⁢di ​questi materiali, abbiamo scoperto qualcosa ‍di completamente ‌inaspettato», riferisce Denton.

Utilizzando⁢ simulazioni⁤ d’impatto avanzate su un cluster di calcolo⁢ ad⁢ alte prestazioni, il ‌team di ricerca ha scoperto che, ⁢invece di allungarsi come mastice durante la collisione, Plutone e il proto-Caronte sono rimasti temporaneamente incollati, ruotando come un oggetto a ⁢forma di pupazzo di⁤ neve prima di separarsi nel ⁤sistema binario che osserviamo oggi. Sì, perché di sistema binario si tratta: come due pattinatori che ruotano tenendosi per mano, questi due‌ corpi‍ celesti orbitano attorno a un centro di massa comune.

«La maggior parte degli scenari di collisione‍ planetaria sono ⁤classificati come hit and run (colpisci​ e scappa) o graze and merge (sfiora e fondi). Quello che⁢ abbiamo scoperto è​ qualcosa di completamente diverso: uno scenario kiss and​ capture (bacio e cattura), in ⁣cui i corpi si⁤ scontrano, rimangono brevemente uniti e poi​ si separano rimanendo legati gravitazionalmente», spiega Denton.

«L’aspetto interessante di questo studio è‍ che i ⁣parametri del modello che funzionano per⁢ catturare Caronte finiscono per metterlo nell’orbita giusta.‌ Si ottengono due cose giuste al prezzo di‍ una», riporta Erik Asphaug, professore del Lunar and Planetary Laboratory e co-autore⁤ dello studio.

Lo ​studio suggerisce inoltre che ‌sia Plutone‌ che Caronte sono rimasti pressoché intatti durante la collisione, conservando gran parte della loro ‍composizione originale. Questo⁣ sfida i modelli precedenti che suggerivano un’ampia deformazione e miscelazione durante l’impatto. Inoltre,⁢ il processo di collisione, compreso l’attrito mareale durante la separazione dei corpi, ha alimentato un⁤ notevole‍ calore interno⁤ in entrambi i corpi, che ‍potrebbe fornire⁣ un meccanismo in grado di sviluppare su Plutone un oceano sotto-superficiale senza richiederne la formazione nel Sistema‌ solare primordiale, ⁢più⁤ radioattivo – un vincolo temporale che ha ⁢sempre messo ​in difficoltà gli scienziati planetari.

Il team di ⁢ricerca sta già pianificando studi di follow-up per esplorare diverse aree fondamentali. In‌ particolare, vuole studiare​ come le forze di marea‍ abbiano influenzato la‍ prima evoluzione di Plutone e ⁤Caronte quando erano molto più vicini, analizzare come‍ questo ⁢scenario di formazione si allinei con le attuali caratteristiche geologiche di Plutone ed esaminare⁤ se processi simili possano spiegare ⁤la​ formazione di altri sistemi binari.

«Siamo particolarmente interessati a capire come questa​ configurazione⁤ iniziale influisca sull’evoluzione geologica di⁤ Plutone», conclude Denton. «Il calore dell’impatto e le successive forze di marea potrebbero aver giocato un‌ ruolo cruciale nel modellare le caratteristiche ‌che⁤ vediamo oggi sulla ‍superficie di Plutone».

Per saperne di più:

Leggi su Nature Geoscience l’articolo “Capture ⁣of an ancient Charon around Pluto” di C. Adeene⁤ Denton, Erik Asphaug, Alexandre Emsenhuber e ⁣Robert Melikyan


Pubblicato

in

da

Tag: