L’immagine rappresenta simbolicamente la contaminazione da PFAS nelle acque potabili italiane, evidenziando l’impatto di queste sostanze chimiche pericolose sulla salute umana e sull’ambiente. Le regioni più colpite includono Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Sardegna.
I PFAS nelle acque potabili: un’emergenza da affrontare subito
I PFAS nelle acque potabili rappresentano un problema sempre più pressante per la salute pubblica e l’ambiente in Italia. Una recente indagine di Greenpeace Italia ha rivelato dati allarmanti: la contaminazione da PFAS interessa moltissimi comuni italiani e richiede interventi urgenti per salvaguardare la popolazione e gli ecosistemi.
PFAS nelle acque potabili: una minaccia invisibile
I PFAS (sostanze poli- e per-fluoroalchiliche) sono composti chimici utilizzati in numerosi settori industriali e prodotti di consumo, tra cui padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari e schiume antincendio. Queste sostanze sono apprezzate per la loro resistenza al calore e all’acqua, ma il loro impatto ambientale e sanitario è devastante.
La persistenza dei PFAS rappresenta il problema principale: una volta rilasciati nell’ambiente, non si degradano facilmente. Si accumulano nel suolo, nelle acque e negli organismi viventi, entrando nella catena alimentare. Tra le principali fonti di contaminazione troviamo:
- Scarichi industriali, che riversano queste sostanze nei fiumi e nei laghi;
- Infiltrazioni dal suolo, spesso legate a rifiuti gestiti in modo scorretto;
- Piogge acide, che trasportano i PFAS dall’atmosfera alle falde acquifere.
Greenpeace sottolinea che l’Italia è in ritardo nell’adozione di normative per vietare l’uso e la produzione di PFAS, nonostante le prove scientifiche sui danni alla salute e all’ambiente.
Impatti sulla salute e sulla sicurezza delle acque
L’esposizione prolungata ai PFAS è collegata a gravi rischi per la salute, tra cui:
- Disturbi endocrini, che alterano il sistema ormonale;
- Tumori al fegato, ai reni e ad altri organi, causati da varianti tossiche come il PFOA e il PFOS;
- Problemi cardiovascolari e aumento del colesterolo, che aggravano altre patologie;
- Compromissione del sistema immunitario, con una maggiore vulnerabilità a infezioni e malattie.
Bambini e donne incinte sono le categorie più vulnerabili. Studi recenti evidenziano che l’esposizione ai PFAS può influire negativamente sullo sviluppo fetale e sulla crescita dei più piccoli. Inoltre, i sistemi tradizionali di trattamento delle acque non sono sufficientemente efficaci per eliminare queste sostanze.
Questa mappa illustra la distribuzione della contaminazione da PFAS nelle acque potabili italiane. Le regioni più colpite includono Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Sardegna. I PFAS sono sostanze chimiche pericolose che possono avere gravi effetti sulla salute umana e sull’ambiente.
Dove i PFAS sono più presenti in Italia?
La contaminazione è diffusa su tutto il territorio nazionale, ma alcune regioni sono particolarmente colpite. Secondo l’indagine di Greenpeace, il 79% dei campioni analizzati tra settembre e ottobre 2024 è risultato positivo ai PFAS.
Le aree con livelli più elevati sono:
- Lombardia: Milano è tra le città con le concentrazioni più alte.
- Veneto: La regione è storicamente una delle più colpite in Italia.
- Sardegna: Il 77% dei campioni analizzati è risultato positivo al TFA, un PFAS molto persistente.
- Piemonte: Il 69% dei campioni presenta contaminazione.
- Toscana ed Emilia-Romagna: Molte città superano i limiti di sicurezza adottati in altri paesi.
Greenpeace denuncia che, in Italia, milioni di persone ricevono acqua che in altre nazioni non sarebbe considerata sicura per il consumo.
Questo grafico rappresenta i livelli di PFAS nei campioni di acqua potabile raccolti in diverse regioni italiane. Le regioni con i livelli più alti di contaminazione includono Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Sardegna. I PFAS sono sostanze chimiche pericolose che possono avere gravi effetti sulla salute umana e sull’ambiente.
Cosa possono fare i cittadini?
In attesa di interventi governativi, i cittadini possono adottare alcune misure per ridurre l’esposizione ai PFAS:
- Installare filtri specifici: Sistemi ad osmosi inversa o a carbone attivo possono ridurre significativamente la presenza di PFAS nell’acqua potabile.
- Informarsi sulla qualità dell’acqua locale: Verificare i dati forniti dalle autorità sanitarie locali.
- Preferire prodotti privi di PFAS: Scegliere pentole, tessuti e imballaggi senza rivestimenti chimici.
- Partecipare a petizioni e campagne: Greenpeace ha già raccolto oltre 136.000 firme per chiedere la messa al bando dei PFAS, ma il governo italiano non ha ancora risposto.
- Ridurre i rifiuti contaminanti: Smaltire correttamente prodotti chimici e scegliere alternative sostenibili.
Conclusione
La contaminazione da PFAS rappresenta una delle sfide ambientali più urgenti per l’Italia. Mentre l’Europa si prepara ad adottare una normativa più stringente con la direttiva 2020/2184, che entrerà in vigore nel gennaio 2026, il nostro Paese deve accelerare i tempi e attuare misure immediate. Nel frattempo, i cittadini hanno il potere di agire, informarsi e fare scelte consapevoli per proteggere la propria salute e l’ambiente.
Bere acqua pulita è un diritto fondamentale. È ora che l’Italia affronti questa emergenza con decisione.