Mistero di 130 Anni Risolto: Il “Dito” dell’Orchidea Rivelato come Soluzione di Fertilizzazione Fai-da-Te

La vita può diventare un po’ solitaria per l’orchidea Stigmatodactylus sikokianus. Cresce in luoghi bui e isolati dove è facile non notarla e raramente viene visitata dagli impollinatori, ma un mistero di 130 anni ha rivelato come riesce a fertilizzarsi da sola. Se nessuno si presenta, semplicemente fa il lavoro da sola. Questo è il risultato di un recente studio che ha svelato l’anatomia misteriosa del fiore di questa orchidea. Stigmatodactylus è un riferimento alla caratteristica simile a un dito sul suo stame che, pur essendo abbastanza evidente da ispirare il suo nome, non sembrava avere una funzione ovvia. Ciò che distingue questa particolare orchidea è il suo approccio innovativo all’autoimpollinazione ritardata.

L’orchidea è stata identificata per la prima volta nel 1889 da Makino Tomitaro, una figura di spicco nella botanica giapponese, e nominata poco dopo. L’appendice che ha ispirato il nome ha continuato a sconcertare gli scienziati, ma fortunatamente il botanico dell’Università di Kobe, il Professor Suetsugu Kenji, è stato incuriosito dal mistero del dito, quindi ha deciso di rispondere alla domanda: qual è il suo ruolo ecologico? E così è iniziata una serie di esperimenti che hanno coinvolto l’osservazione ravvicinata delle orchidee di questa specie per vedere quali insetti – se ce ne fossero – si fermavano, come cambiava la forma del fiore mentre aspettava la fertilizzazione e in quali circostanze la pianta riusciva a produrre semi. Come si è scoperto, un’assenza non era un grosso problema per queste ingegnose piante autoimpollinanti. Il “dito” era pronto ad entrare in azione.

Tre giorni dopo l’apertura del fiore dell’orchidea, lo stigma collassa, portando con sé l’appendice simile a un dito. La caduta improvvisa lo porta a contatto con l’antera portatrice di polline del fiore, creando un ponte per l’autoimpollinazione. Abbiamo visto il “dito” che dà il nome all’orchidea per 130 anni, e solo ora abbiamo scoperto come funge da sistema di sicurezza per l’autoimpollinazione.

Sebbene l’autoimpollinazione non sia affatto sconosciuta in botanica, Kenji afferma che questa orchidea sembra esibire un meccanismo innovativo per realizzarla, mai visto prima in nessun’altra specie vegetale. È una vittoria per l’orchidea, che può ancora teoricamente capitalizzare sull’infusione genetica della riproduzione sessuale, sapendo allo stesso tempo che, se viene lasciata sola, può fare figli da sola.

Ciò che distingue questa particolare orchidea è il suo approccio innovativo all’autoimpollinazione ritardata. Una piccola appendice simile a un dito – la stessa struttura che ha ispirato il nome del genere – colma fisicamente il divario tra i pollini e lo stigma pochi giorni dopo l’apertura del fiore, facilitando l’autoimpollinazione. Abbiamo visto il “dito” che dà il nome all’orchidea per 130 anni, e solo ora abbiamo scoperto come funge da sistema di sicurezza per l’autoimpollinazione. Anche le specie ben documentate possono sorprenderci, ricordandoci che c’è ancora molto da imparare quando rivediamo vecchie osservazioni con nuovi metodi.

Kenji spera di esplorare in seguito specie correlate che hanno anche appendici stigmatiche simili a dita per vedere se questo meccanismo nuovo per la scienza è unico per Stigmatodactylus o forse più comune di quanto pensiamo. Il team vorrebbe anche scoprire quanto siano flessibili le orchidee nel loro metodo riproduttivo preferito, osservando quanto spesso utilizzano gli impollinatori, ed esplorare il quadro evolutivo più ampio del “meccanismo di autoimpollinazione” tra le specie botaniche. In definitiva, queste linee di ricerca ci aiuteranno a comprendere meglio come le orchidee si adattano a habitat difficili – come i pavimenti delle foreste scarsamente illuminati – dove gli impollinatori possono essere scarsi. L’obiettivo più ampio è imparare come l’evoluzione affina le strutture delle piante, a volte in modi intricati, per garantire la sopravvivenza di fronte alle avversità.

Dare il dito alla dipendenza e autoimpollinarsi nel processo? Status iconico, se ce lo chiedete. Lo studio è pubblicato sulla rivista Plants People Planet.


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