L’eruzione vulcanica che annientò Pompei fu 32 ore di puro inferno

Quando il Vesuvio⁢ eruttò nel‍ 79 d.C., la ‍lava bollente, la cenere e i gas che‌ fuoriuscirono dalle​ sue viscere⁤ trasformarono la⁤ città romana ‍di Pompei in un terrificante istantanea di morte e distruzione. Due millenni dopo, i ricercatori ‌sono finalmente​ riusciti a ricreare ⁤un resoconto dettagliato del ‍disastro, rivelando esattamente⁤ come l’eruzione ​si sia sviluppata⁢ e abbia ⁤trascinato⁤ gli ‌abitanti della ⁣città nell’aldilà nel ‌corso di un ⁤giorno e mezzo.​ I⁣ tentativi precedenti di ricostruire la​ catastrofe si erano ‌basati‌ sugli scritti‍ di Plinio⁤ il Giovane, che osservò l’evento⁤ dall’altra parte del Golfo di⁣ Napoli mentre suo zio – il celebre naturalista Plinio ⁢il⁢ Vecchio – trovava una fine miserabile all’ombra ⁤del Vesuvio. ⁣Secondo la ‍descrizione scritta‌ dal giovane autore,⁣ l’eruzione iniziò con⁣ l’emergere di una ⁣colonna a forma di ombrello intorno alla settima ora ‍– o ‍intorno all’ora di⁣ pranzo – il ‌24° giorno di ottobre o​ agosto. Eventi catastrofici come ⁢questo sono ora noti come eruzioni​ pliniane e⁢ sono associati a enormi colonne ⁢di cenere che si estendono per diversi chilometri nell’aria e⁣ si irradiano‌ verso l’esterno, causando la caduta di detriti vulcanici su vaste ⁢aree. Esaminando i vari strati di cenere, roccia e sedimenti che coprivano Pompei, gli autori di due nuovi studi sono ‌riusciti a ricostruire la natura fluttuante dell’eruzione, creando una cronologia ​precisa ​dell’evento. Ad ‌esempio, osservando i‍ tipi di ⁢materiale in ​ogni strato, i ricercatori hanno determinato che ‍l’eruzione probabilmente iniziò ⁤a mezzogiorno con un’esplosione freatomagmatica, che si verifica quando ⁤il magma erutta attraverso l’acqua. Solo un’ora dopo apparve la colonna pliniana, causando la caduta ⁤di un‍ tipo di vetro vulcanico chiamato pomice su Pompei, accumulandosi ⁢infine in uno ⁤strato di sedimenti spesso 143 centimetri (56‍ pollici). La ‍fase pliniana dell’eruzione fu anche caratterizzata da letali correnti di densità‌ piroclastica, che sono flussi‌ di ‌gas roventi e detriti ‍che si diffondono rapidamente nel paesaggio‌ circostante un vulcano, distruggendo tutto ciò che incontrano. Durante quella prima sera⁢ e⁢ fino alla mattina successiva, si verificarono undici flussi piroclastici, ⁣a intervalli di circa 80 minuti. Fu anche durante ⁢questo periodo – intorno all’1 del mattino, infatti – ⁢che la colonna vulcanica raggiunse la sua altezza ‍massima di 34 chilometri (21‌ miglia), estendendosi fino alla stratosfera. Complessivamente, durante la fase pliniana, il Vesuvio scaricò un’enorme quantità⁤ di 6,4 chilometri cubici (1,5 miglia cubiche) di materiale vulcanico su Pompei, Ercolano e⁣ la ‌campagna circostante, inclusi massicci blocchi di⁢ roccia spessi diversi metri. Tuttavia, il​ peggio doveva ancora arrivare. Alle 6.07 del mattino del 25 ​ottobre (o agosto), la⁤ colonna pliniana‌ collassò ‍in una ⁤fontana infernale che inviò ulteriori⁤ flussi ⁣piroclastici attraverso‍ la campagna intorno al Vesuvio. Il più grave di questi iniziò un’ora dopo e si‌ estese su un’area di 25 chilometri quadrati (9,65⁤ miglia quadrate), attraversando le strade di Pompei e uccidendo tutti coloro che non erano ⁢ancora riusciti a fuggire dalla ​città. Circa la metà dei corpi conservati nel ​sito antico furono‍ trovati all’interno dello strato ⁤vulcanico generato da questo flusso piroclastico. In totale, i ricercatori ⁤hanno rilevato 17 distinti flussi di densità piroclastica in un periodo ‍di 32 ore.⁤ “L’eruzione terminò alle 20.05, lasciando dietro di sé una scia di devastazione che continua a suscitare ⁤profonda preoccupazione mentre ‍gli eventi in corso continuano a rivelare l’entità​ delle conseguenze,” scrivono ​gli autori dello studio.⁣ Infatti, con ‍il ​Vesuvio ancora attivo e la città di Napoli situata a portata di un flusso piroclastico, la possibilità ⁣che la⁢ storia ​si ripeta è una che deve essere presa molto seriamente. I due studi sono stati pubblicati nel ‌Journal of ​the Geological Society.


Pubblicato

in

da

Tag: