Il satellite Gaia va in pensione

Dopo 3827 giorni e ⁣oltre mille⁣ miliardi di osservazioni, il​ satellite⁣ Gaia dell’Agenzia spaziale ‌europea⁣ (Esa) ha completato oggi le ⁤sue ultime osservazioni scientifiche. Lanciato il ​19 dicembre 2013, Gaia⁢ ha misurato con precisione senza precedenti le posizioni, distanze e moti di quasi due miliardi di stelle per​ costruire la più grande mappa mai realizzata della nostra‌ galassia, la Via ‌Lattea. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, il satellite‌ orbita attorno al punto lagrangiano L2, uno dei punti di equilibrio ⁣del sistema Terra-Sole, ​situato in direzione ⁢opposta al ‍Sole rispetto alla Terra.‍ Si tratta di ⁤un⁣ luogo molto gettonato per l’astronomia ‌spaziale ⁢a causa della sua stabilità termica (Sole e Terra si trovano⁣ sempre nella stessa ⁣direzione) e per questo ospita svariati ⁣telescopi. Da qui, Gaia ha scansionato ‌l’intera volta celeste⁢ più di venti volte ruotando continuamente intorno al proprio asse con velocità di ‌rotazione costante: un’operazione che costa ⁢una decina di grammi di gas (azoto)⁤ freddo al giorno. Ed è proprio questo propellente – 55 chili al lancio – che ‍sta per finire.

Così, dopo più di 15mila “piroette spaziali” e ⁤oltre un decennio di⁣ premiato servizio, Gaia⁣ si prepara alla pensione. Oggi, 15 gennaio 2025, sono‍ state compiute le ultime⁢ osservazioni del cielo, lasciando il ⁣propellente rimasto a bordo per una⁤ serie di test tecnologici programmati nei‌ prossimi due mesi. Queste procedure permetteranno di comprendere⁤ ancora più a fondo il funzionamento del satellite e ‌della tecnologia di bordo, migliorando⁣ la calibrazione dei dati e⁤ dunque i ​risultati scientifici, ‌ma anche⁣ la ⁢progettazione di ‍missioni spaziali future. In questo periodo,⁣ a causa del mutato orientamento in relazione al Sole, Gaia apparirà ⁤più⁢ brillante nel‌ cielo rispetto al solito: pur non diventando visibile a occhio nudo, sarà ⁤più semplice “catturarla” con un piccolo telescopio. Con le ultime manovre, l’Esa allontanerà il satellite dalla sua orbita attorno a ‌L2, indirizzandolo verso un’orbita attorno al ⁢Sole, lontano dalla sfera d’influenza terrestre, prima di spegnerlo definitivamente il prossimo 27‍ marzo.

«Questi test di ‌“fine vita” sono di particolare ⁤importanza per ⁤comprendere sia la resilienza, dopo oltre dieci anni in L2 (ovvero‍ senza la⁣ protezione ‍del campo magnetico terrestre ⁤agli ioni ⁣pesanti del vento⁢ solare), degli⁣ oltre cento sensori ⁢Ccd ⁢che ricoprono il piano focale di Gaia, sia le ⁤cause delle anomalie termiche che hanno afflitto le misure astrometriche del satellite⁤ in questi anni e che solo la presenza a bordo⁣ del sistema metrologico‌ laser Bam (Basic Angle Monitoring) ha ​permesso di ⁢monitorare, caratterizzare e quindi ⁢eliminare​ in fase di ‍riduzione a terra dei ⁤dati», spiega Mario Lattanzi, responsabile ‍nazionale per conto dell’Agenzia spaziale italiana e dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) della partecipazione italiana ‌alla missione Gaia. «I prossimi venti giorni saranno⁤ proprio dedicati ‍all’utilizzo ‌del ⁤sistema Bam⁤ che prenderà continuamente dati, ogni‌ 24 secondi, con le⁣ due unità a​ bordo mentre il satellite modificherà il⁢ suo ​orientamento rispetto alla direzione del Sole. I dati verranno quindi analizzati da un​ gruppo di scienziati del Data Processing and Analysis Consortium​ (Dpac) e ingegneri – sia⁢ di Esa che delle industrie che hanno realizzato Gaia – attraverso modelli ⁤termo-meccanici del satellite».

L’Italia, fortemente coinvolta in Gaia sin dalla genesi della missione, ha una importante partecipazione nel gruppo che ⁣analizzerà i risultati dei test delle prossime settimane, ⁣attraverso il team dell’Inaf di Torino che ⁣ha ⁣caratterizzato il comportamento astrometrico dei due campi di ⁣vista del satellite durante tutti ​questi anni grazie al suo sistema Bam, realizzato presso il Data Processing Center Italiano (Dpct) in collaborazione con il⁢ team⁣ di Altec, sempre a Torino, che ha realizzato e opera l’infrastruttura Dpct. «I nostri team si sono preparati nei mesi scorsi a ricevere e ​analizzare questa nuova sequenza di dati metrologici e hanno superato brillantemente i test di ​qualifica sulle ‍sequenze simulate inviate da centro di operazioni scientifiche di Madrid.⁢ Siamo quindi oggi pronti a contribuire in‍ modo fondamentale al successo dei test di fine vita così cruciali⁤ per⁣ una comprensione ‌di dettaglio della macchina Gaia», aggiunge Lattanzi. ​«Oltre all’impatto che la missione sta ‍avendo ed avrà per molti decenni a venire sull’astrofisica ⁤e la cosmologia,​ Gaia ha⁢ rappresentato – e‍ rappresenta – una crescita⁢ straordinaria per la comunità italiana ⁣non solo scientifica ma, allo stesso⁤ modo, tecnologica, avendo creato competenze internazionalmente riconosciute ​nel campo della caratterizzazione e calibrazione remota di payload digitali dedicati a misure di accuratezza senza precedenti sia astrometriche che fotometriche. Simili risultati ⁤e competenze si sono create nel campo dell’informatica⁤ avanzata (Big Data) ⁣e del calcolo ad alte prestazioni».

Se la fase di raccolta‌ dati è terminata, la scienza‍ della ⁢missione ⁢è ⁢ancora in ‌pieno svolgimento. Il catalogo più recente, quello che in⁤ gergo viene chiamato la Data Release 3 (Dr3), è⁤ stato pubblicato nel 2022 ed è basato su ⁣circa‌ tre​ anni ⁣di osservazioni di​ Gaia. Oltre⁤ alle posizioni, distanze e moti per ‍quasi due miliardi di stelle, contiene cataloghi di sorgenti specifiche: stelle binarie,⁢ stelle variabili, asteroidi e molto ancora. Ma il meglio‌ deve ancora arrivare.

Da diversi anni, la comunità scientifica della missione Gaia è al lavoro per realizzare‍ la Data ​Release 4 (Dr4), prevista per il 2026.‌ Sarà​ una miniera di informazioni ricchissima, contenente circa 500⁤ terabyte‌ di dati⁣ e basata su cinque anni e⁣ mezzo di osservazioni – l’arco di ‍tempo inizialmente previsto per la missione, la cui vita operativa è stata prolungata con diverse estensioni che ne hanno raddoppiato la durata originale. «È questa la release⁤ di Gaia che la ‍comunità sta aspettando, ed è‌ emozionante pensare che‌ coprirà appena ⁣metà⁣ dei dati raccolti» nota Antonella Vallenari,‍ ricercatrice Inaf e deputy chair del consorzio Dpac,⁤ la collaborazione che comprende ⁢centinaia di esperti⁢ in tutta Europa incaricati di ⁣trasformare le osservazioni⁤ di Gaia in ⁤cataloghi scientifici ‌ad uso della comunità astronomica ‌internazionale. «Anche⁣ se la missione ha smesso di raccogliere dati, il nostro ⁢lavoro andrà ‍avanti ancora ‍per molti ​anni per rendere⁢ questi incredibili set di dati pronti all’uso».

I dati resi pubblici finora, nelle prime tre release, hanno già contribuito a rivoluzionare la nostra comprensione della galassia in cui viviamo, permettendo ⁢di ricostruire la sua storia passata e, con essa, le nostre origini cosmiche. Dalla scoperta di ‍una “galassia fantasma” che ⁤ha plasmato la Via Lattea primordiale ai “blocchi di stelle” che si sono fuse con essa in tempi remoti, dalla ​collisione ⁤che ha “piegato” ‌la forma del disco galattico a quella, più ‍recente,‍ che ‌ne ha “corrugato” l’aspetto,⁣ tutti questi studi ‌stanno riscrivendo l’archeologia della nostra galassia. E non ​solo: negli ultimi anni ‌Gaia⁢ ha⁣ collezionato risultati sorprendenti‍ su ogni tipo di⁣ corpo celeste, dagli asteroidi (con tanto di lune) a⁢ buchi neri da record, fino ai lontanissimi quasar, per​ un totale ⁢di‍ 13mila pubblicazioni scientifiche.

Fra i vari aspetti con cui la ‍Dr4 supererà le precedenti data​ release c’è anche la capacità unica di rivelare i piccoli moti relativi​ delle‌ coppie​ di⁢ corpi celesti‌ che orbitano uno attorno all’altro:⁤ il catalogo di stelle binarie di Gaia, il più⁤ grande del suo genere ad oggi, è infatti destinato ​a crescere ancora di più. Nelle prossime release, che​ saranno basate su un lasso di‌ tempo più lungo di osservazioni, aumenterà anche il numero di esopianeti, rivelati tracciando minuscole perturbazioni nei moti delle stelle ‌causate da corpi più piccoli in orbita attorno ad ‍esse.

L’impatto di questa straordinaria missione ha toccato anche uno⁤ dei misteri più⁢ intriganti ​che avvolgono la Via Lattea: il suo ⁤aspetto. Non potendo uscire dalla nostra galassia, non è affatto banale determinare ‌come questa possa apparire a un osservatore esterno. Niente selfie,​ dunque. Ma ⁣i dati di Gaia e i numerosi studi basati su‌ di essi sono le prove migliori a nostra disposizione.

Molto è​ cambiato negli ultimi ⁣anni: secondo i modelli più recenti, la Via Lattea⁤ avrebbe⁢ un numero di bracci a spirale maggiore⁤ di due, ma questi sarebbero meno‍ prominenti di⁤ quanto ritenuto in passato. Inoltre, ⁢la⁤ barra ‌centrale sarebbe più ​inclinata dal​ punto di ⁣vista‌ del Sole, ‌e orientata ⁢in⁢ maniera diversa in relazione ai​ bracci⁢ a spirale rispetto a quanto ‌noto⁤ prima di Gaia. Questi nuovi elementi sono ⁤confluiti in una⁤ nuova rappresentazione ⁤artistica della ⁣nostra galassia pubblicata oggi in occasione della fine delle operazioni​ scientifiche, realizzata⁣ da Stefan Payne-Wardenaar, ​esperto di​ visualizzazioni ⁤scientifiche presso il Max Planck Institute ‍for Astronomy ‍di Heidelberg, ‌in Germania. ‍Rappresentazione artistica, anch’essa,‌ destinata a migliorare ancora con le ‌release di dati‌ degli⁢ anni‍ a venire.

Per saperne di più:

Leggi ⁢la guida sul sito‍ dell’Esa per provare a osservare Gaia con un piccolo⁣ telescopio (in inglese)


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